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The Times They Are a-ChanginThe Times They Are a-Changin

Navigare tra Cambiamento e Complessità

Cristina e Roberto esplorano il Cynefin Framework e la teoria di Paul Watzlawick per affrontare problemi complessi e cambiamenti organizzativi. Attraverso esempi concreti e strategie, analizzano la gestione della complessità, il valore della sperimentazione e l'importanza della resilienza nell'affrontare sfide imprevedibili.

Published OnApril 2, 2025
Chapter 1

Navigating Change: Understanding the Contexts

Roberto

Oggi parliamo del cambiamento, ma lo facciamo attraverso un approccio molto specifico: il Cynefin Framework. È un modello che divide i problemi in cinque domini—ovvio, complicato, complesso, caotico e disordine. La chiave è capire in quale dominio si trova una sfida, perché ogni uno richiede un approccio decisionale diverso.

Cristina

Aspetta, quindi, se ho capito bene, il punto è saper riconoscere prima di tutto la natura del problema. Ho ragione?

Roberto

Esatto. Per esempio, un problema ovvio—lo chiamavamo “semplice” un tempo—ha una causa ed effetto chiari, facilmente identificabili. Qui si può applicare la miglior pratica, come seguire una ricetta.

Cristina

Come gestire l'inventario in un magazzino, giusto? Sai, tipo quando serve solo una checklist chiara.

Roberto

Perfettamente. Ma non tutti i problemi rientrano in questa categoria. I problemi complicati, ad esempio, richiedono l’analisi di esperti. È come progettare una macchina: ci sono risposte giuste, ma trovarle richiede competenza tecnica.

Cristina

E sono quelli che spesso vediamo nell'area operativa, dove magari ci vuole uno specialista per risolvere un problema unico, tipo ottimizzare una linea produttiva.

Roberto

Esattamente. Poi ci sono i problemi complessi, dove causa ed effetto emergono solo col tempo. Qui, dobbiamo sondare, osservare i risultati, e adattarci di conseguenza.

Cristina

Ah, questo è quello che trovo più intrigante. È come quando iniziamo qualcosa di nuovo: non sai esattamente come andrà finché non provi e aggiusti il tiro.

Roberto

Perfetto. E ora arriviamo al dominio caotico, dove non c’è tempo per analisi. Si agisce rapidamente per stabilire un ordine minimo, per poi spostarsi verso il dominio complesso.

Cristina

Quindi, caos puro. Tipo quando succede un imprevisto enorme e devi fare tutto subito, senza riflettere troppo.

Roberto

Esatto, Cristina. Infine, c’è il disordine. Questo è dove non è chiaro in quale dominio ci troviamo. Ed è cruciale fare chiarezza il prima possibile, altrimenti si rischia di prendere decisioni sbagliate.

Cristina

Interessante come cambia tutto a seconda del contesto. Mi fa pensare a quante volte ci siamo trovati in situazioni miste senza capirlo davvero.

Roberto

Proprio così. E, per sottolineare, i progetti oggi sono sempre più complessi. Alcuni studi dimostrano che la percentuale di progetti ad alta complessità è passata dal 35% nel 2013 al 41% nel 2018. Questo implica che dobbiamo mettere in discussione i metodi tradizionali, soprattutto quando ci troviamo in contesti complessi.

Cristina

È come se fossimo chiamati a ridefinire il nostro modo di guardare ai problemi, davvero.

Roberto

Esattamente. E nell’ambito operativo, hai l’opportunità di vedere come questi domini si intrecciano concretamente ogni giorno.

Chapter 2

Recognizing Types of Change

Roberto

Abbiamo visto come il Cynefin Framework ci aiuti a navigare tra diversi tipi di problemi; adesso vediamo come Paul Watzlawick affronta il cambiamento. Lui distingue tra due tipologie principali: cambiamenti di primo ordine e di secondo ordine.

Cristina

Aspetta, fammi indovinare. Il primo ordine riguarda quei cambiamenti dove abbiamo piccoli aggiustamenti senza trasformare il sistema, giusto?

Roberto

Esattamente. Un cambiamento di primo ordine è come migliorare l’efficienza di una macchina esistente. È incrementale. Cambia qualcosa nel sistema, ma senza alterarne la logica di fondo.

Cristina

E il cambiamento di secondo ordine allora dev’essere qualcosa di più radicale... tipo quando bisogna ripensare tutto da zero?

Roberto

Esatto. Qui parliamo di trasformazioni totali, un cambio nella struttura o nella mentalità del sistema. Ad esempio, in un’industria, potrebbe voler dire passare da una produzione tradizionale a una completamente automatizzata.

Cristina

Mi ricorda un collega di qualche anno fa. Ogni volta che si introduceva una nuova procedura, si irrigidiva completamente. Non importava quanto bene fosse spiegata, vedeva sempre il cambiamento come un’alterazione negativa.

Roberto

Lo capisco. Watzlawick parlava proprio di questo. Le persone tendono a irrigidirsi di fronte ai cambiamenti di secondo ordine, perché sfidano lo status quo e richiedono spesso un adattamento profondo, sia personale che professionale.

Cristina

Sì, ma è interessante che con altri, nello stesso team, la flessibilità fosse naturale—quasi come se quei cambiamenti fossero più facili da accettare per loro.

Roberto

Questo è cruciale, Cristina. Per gestire il cambiamento, dobbiamo prima comprendere la sua natura e prevedere le resistenze o le opportunità che porta con sé. È fondamentale scegliere l’approccio giusto per come si presenta la situazione.

Cristina

Già. Per esempio, quando quei piccoli cambiamenti tecnici—primo ordine, se vogliamo—spesso vanno bene con linee guida chiare, senza troppo stress. Ma quando ci si avvicina al secondo ordine...

Roberto

...Serve qualcosa di più di una checklist. Parliamo di approcci che coinvolgono sperimentazione, fiducia, e un alto livello di partecipazione. Pensiamo, ad esempio, ad aziende che hanno dovuto reinventarsi completamente in seguito a una crisi.

Chapter 3

Tackling Complexity and Chaos

Roberto

Proprio come dicevamo, per affrontare cambiamenti di secondo ordine non basta una checklist. Serve un approccio iterativo, basato su partecipazione e sperimentazione, perché navigare la complessità significa essere pronti a imparare strada facendo.

Cristina

È un po' come dire: prova, guarda cosa succede e poi aggiusta il tiro, giusto? Non sembrare di dover avere tutte le risposte pronte da subito mi toglie, non so, un po' di peso dalle spalle.

Roberto

Sì, e allo stesso tempo, devi avere una direzione chiara. Ad esempio, pensa alle organizzazioni che hanno affrontato improvvisi crolli di mercato o avanzamenti tecnologici inaspettati. Alcune si bloccano, mentre altre si adattano rapidamente e riescono a trasformare le crisi in opportunità.

Cristina

In quel caso, la capacità di reagire e adattarsi diventa quasi una marcia in più. È come se non fosse solo questione di risolvere il problema ma di reinventarsi nel processo.

Roberto

Proprio così. E una cosa che spesso sottovalutiamo è l'importanza di evitare la zona di comfort delle pratiche troppo prevedibili. Ci sono momenti in cui questa prevedibilità può crollare in un istante, spingendoci nel caos.

Cristina

Quindi il messaggio è: non si può essere troppo sicuri di dove ci troviamo, bisogna sempre tenersi pronti a recalibrare. È una bella sfida, ma almeno dà senso di movimento, non trovi?

Roberto

Molto vero. Ed è qui che voglio condividere una metafora a cui tengo molto. Sai quanto sono appassionato di moto e percorsi off-road. Per me, è il miglior esempio di come affrontare la complessità: il terreno cambia costantemente, non sai mai cosa troverai dietro la curva. Devi adattarti, dosare il gas, bilanciare il peso.

Cristina

E trovare equilibrio anche quando tutto sembra instabile, immagino. È un’immagine davvero potente.

Roberto

Esatto, l'importante è non fermarsi mai del tutto, ma restare in movimento e pronti a cambiare strategia. Questa è la resilienza che ci serve anche nelle aziende e nei progetti complessi.

Cristina

Direi che abbiamo molto su cui riflettere dopo questa conversazione. È stato illuminante, e penso che anche chi ci ascolta troverà ispirazione per affrontare le proprie sfide. Grazie mille per aver condiviso queste idee, Roberto.

Roberto

Grazie a te, Cristina, e grazie a chi ci ha seguito oggi. Spero che questi spunti vi siano utili per navigare il cambiamento con più fiducia e consapevolezza. E con questo, ci salutiamo. Alla prossima!

About the podcast

Roberto e Cristina aprono un dialogo sincero su cosa significa vivere e guidare il cambiamento. Tra storie quotidiane e spunti profondi, esplorano i tipi di cambiamento (Watzlawick), i contesti del modello Cynefin, e le resistenze che ci abitano. Un invito a riflettere, incuriosirsi e prepararsi al percorso che ci attende.

This podcast is brought to you by Jellypod, Inc.

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